Il lungo viaggio

Benché giunto alla fama con il suo “giallo metafisico (metaphysical mystery novel),” Leonardo Sciascia (n. 1921, Racalmuto; m. 1989, Palermo) fu anche maestro della scrittura di racconti sociali e politici pertinenti alla sua Sicilia nativa. Il mio preferito tra questi è senza dubbio “Il lungo viaggio (The Long Journey),” storia tragicomica di immigrati meridionali ingannati da uno dei loro nel credere che sono sbarcati in America, quando in realtà non hanno fatto altro che spostarsi da un’altra parte della Sicilia.

Ciò che mi colpisce di questo racconto, tratto dalla collezione intitolata Il mare colore del vino (The Wine Dark Sea) originariamente pubblicato da Einaudi nel 1973, è il modo in cui Sciascia usa forme variegate di Italiano e Inglese per stabilire il tono satirico dell’opera e narrare l’esperienza dell’immigrato. Sciascia era ben consapevole dell’importanza del linguaggio e ne ha spesso richiamato l’attenzione nei suoi scritti. In “Il lungo viaggio,” si riferisce alla “parlantina (facility with words)” del signor Melfa, l’imbroglione che estorce i risparmi ai contadini disperati con la promessa falsa del passaggio in America. Sciascia include anche il proverbio “chi ha lingua passa il mare (he who has language crosses the sea)” non solo riferendosi agli indirizzi scarabocchiati da questi uomini analfabeti su buste destinate ai parenti in America, ma anche per enfatizzare l’importanza del linguaggio nell’assicurare loro il successo finanziario nel nuovo mondo.

Inoltre questo proverbio è uno dei due regionalismi Siciliani usati per aggiungere autenticità all’opera. In Sicilia “chi ha lingua passa il mare,” o “cu avi lingua passa lu mari” descrive letteralemente il ruolo importante che gioca la lingua nell’immigrazione, significato facilmente convertibile al detto Inglese “he who has the gift of gab will go far.” L’altro esempio di uso d’Italiano regionale è il termine “trazzere (Sic. trazzeri; It. tratturi; Ing. cattle-tracks),” impiegato dall’autore nella descrizione dei pensieri di un immigrato impaurito che si preoccupa della mancanza di queste strade storiche che lo guidino attraverso le acque misteriose del mare scuro.

Sciascia fa anche uso di prestiti lessicali dall’Inglese per rappresentare la meraviglia degli immigrati aspiranti alle fantasticate ricchezze dell’America:

stori (Ital. magazzini; Ing. department stores)
farme (Ital. fattorie; Ing. farms)

Per enfatizzare l’ignoranza di questi presunti immigrati (uno dei quali si riferisce a New Jersey la città), Sciascia utilizza approssimazioni Italiane di nomi di città e stati Americani:

Nugioirsi (Ing. New Jersey)
Nuovaiorche (Ing. New York)
Filadelfìa (Ing. Philadelphia)
Brucchilin (Ing. Brooklyn)

I regionalismi sopraelencati (prestiti lessicali e approssimazioni) rappresentano l’elenco completo degli elementi non-standard in “Il lungo viaggio.” Anche se questi termini sono pochi di numero, è interessante pensare a quanto sarebbe stato diverso e insipido il racconto se l’autore avesse semplicemente usato i loro equivalenti in Italiano e Inglese standard.

In TraduzioneIl mare colore del vino è stato tradotto in inglese da Avril Bardoni nel 1985 e pubblicato da Carcanet sotto il titolo The Wine-Dark Sea. La traduzione di Bardoni è stata ripubblicata da The New York Review of Books nel 2000.

Su Facebook: Leonardo Sciascia ha una pagina Facebook in Inglese contenente informazioni sull’autore e il suo lavoro. Stranamente, Leonardo Sciascia ha anche una pagina Facebook in Italiano su cui pubblica (dalla tomba) commenti e scritture che fece in vita. Il fantasma di Sciascia scrive anche dei post con link di interesse su se stesso e la sua letteratura.


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