Mai sentita così bene

Rossana Campo (n. 1963, Napoli) è famosa — o disistimata, a seconda delle opinioni — per l’uso che fa di colloquialismi nella sua prosa. L’affinità con gergo giovanile, slang e profanità presenti nella parlantina dei suoi personaggi (la maggior parte dei quali sono donne trentenni in lotta con crisi relazionali e d’identità) le ha guadagnato tra i critici letterari la reputazione di “una delle ragazzacce (the bad girls)” della letteratura Italiana (Codacci-Pisanelli, L’espresso, 1997).”

La scrittura di Campo fa parte di un movimento letterario degli anni novanta conosciuto come “Pulp Fiction Italiano” o “New Fiction,” guidato da un gruppo di giovani autori soprannominati “scrittori cannibali (cannibal writers),” famosi per la sperimentazione linguistica e i temi trasgressivi. Di questi scrittori donne tra cui Campo, Silvia Ballestra, Simona Vinci, Isabella Santacroce e altre hanno fatto alzare le sopracciglia per il modo in cui si sono dissociate dai canoni ridefinendo senza scuse le norme sociali e sessuali tradizionali.

Io scoprii Campo verso la fine degli anni novanta in una libreria Feltrinelli a Roma, e apprezzai subito il suo linguaggio spavaldo e temi crudi, un cambiamento benvenuto dopo gli anni passati a studiare i classici della letteratura Italiana da studentessa. Dopo solo qualche riga iniziale del suo romanzo del ’95 Mai sentita così bene (Never Felt So Good), storia delle disavventure romantiche di un gruppo di Italiane espatriate a Parigi, sapevo di aver finalmente trovato la mia anima gemella letteraria e linguistica (anche se devo ammettere di aver trovato inizialmente snervante la sua inosservanza sfacciata delle regole di punteggiatura e narrazione):

Originale:

Quella paracula della mia amica, la Monica, ne ha combinata un’altra delle sue. Ora nove e tre quarti mattutine e quella tutta isterica e schizzata c’ha già una parlantina da stenderti secca. Io ancora in coma per il risveglio pessimo, bocca impastata, pensieri allucinati, e lei a urlare nella cornetta: Oè, testona, che fine hai fatto? Che stavi facendo, porcate?

Io dico, Niente, due esercizi di danza del dragone…

CHEEEE??!

Ripeto: Danza del dragone.

E lei: Danza del dragone! Adesso si chiama così?

Traduzione:

That scammin’ ass friend of mine, Monica, has pulled another one. Time: nine forty-five a.m. and she’s all wired and hysterical, she’s already got a talk going that’d lay you out cold. Me, still in a coma from the brutal awakening, pasty mouth, frazzled thoughts, and she’s yelling into the receiver: So, shithead, what happened to you? Up to some kind of nasty business?

I say, Nothing, a few dance of the dragon exercises…

WHAAAAT??!

I repeat: Dance of the dragon.

Her: Dance of the dragon! Is that what we’re calling it these days?

Come illustrato nel brano, Campo scrive nel vernacolo che molte donne usano per parlare alle amiche più strette. Il risultato finale è che il suo linguaggio è subito riconoscibile al pubblico femminile —anche a coloro la cui lingua madre non è l’Italiano. A prescindere da ciò che sostengono gli intellettuali della letteratura Italiana, è proprio questa qualità familiare, o se non altro attraente del suo linguaggio a renderla una grande scrittrice.

In Traduzione: Mai sentita così bene è stato tradotto in Inglese sotto il titolo Never Felt So Good da Adria Frizzi, PhD e Traci Andrighetti, PhD. Il brano di sopra era tratto da questa traduzione, la quale non è ancora stata pubblicata.

Su Facebook: Rossana Campo ha una pagina Facebook estremamente vivace che ha creato con lo scopo unico di farsi conoscere dai suoi lettori. Parla di qualsiasi cosa — argomenti di post recenti includono la letteratura, la pioggia a Parigi, l’aborto, l’amore e i picnic — dunque dateci un’occhiata. Non sarete delusi!

Nota Personale: Vorrei ringraziare sinceramente Rossana Campo per aver messo un link dalla sua pagina Facebook al mio blog. Sei un mito, Rossana!


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