Vita

A prescindere dal gruppo etnico di cui fate parte, troverete il romanzo Vita (Rizzoli, 2003) di Melania G. Mazzucco (n. 1966, Rome), riguardante le esperienze d’immigrazione di suo nonno Diamante (“diamond“) Mazzucco e sua cugina Vita (“life“), una lettura estremamente emozionante e informativa. L’autrice ha meritatamente vinto il Premio Strega (Strega Prize) nonché il più alto d’Italia, per questo romanzo in cui ricostruisce le vite di Diamante e Vita tramite l’utilizzo di aneddoti di famiglia, ricerche genealogiche e fantasia vivace, partendo dalla loro infanzia quando nel 1903 viaggiarono dal piccolo paese di Minturno di Tufo nel Lazio alla Little Italy di New York.

Naturalmente il linguaggio è una delle colonne portanti del romanzo. La lingua non è solo la scintilla che accende un fuoco tra Vita e Diamante quando lei tenta di insegnargli l’Inglese che ha imparato dopo esser stata obbligata dalle autorità ad andare a scuola (esige un bacio in cambio di ogni parola insegnata); è anche l’ingresso e la barriera al loro successo in America. Vita usa l’Inglese per fare la sua fortuna nel settore immobiliare e come ristoratrice, mentre Diamante non acquisisce mai la competenza in Inglese in quanto è costretto a fare lavoretti servili per sopravvivere. La sua inabilità di imparare la lingua impedisce la sua assimilazione e gli fa perdere la fiducia in se stesso e nell’American Dream, portando conseguenze negative per lui, Vita e le successive generazioni Mazzucco.

Mazzucco rappresenta in maniera eccellente la situazione linguistica della Little Italy durante la prima parte del ventesimo secolo. Nel romanzo gli immigrati, la maggior parte dei quali d’origine meridionale, parlano principalmente nei loro dialetti per via dello scarso o inesistente accesso all’istruzione e quindi alla conoscenza dell’Italiano standard.

Mentre vengono esposti all’Inglese, la loro parlata diventa ricca di approssimazioni divertenti di lessemi Inglesi come polismen (policemen), orrait (alright), kubbai (goodbye), Clivilland (Cleveland) e Oaio (Ohio).

Ogni tanto i personaggi si esprimono con brevi frasi o si scambiano parole in questo “Inglese:
”
Schiusmi (Excuse me).
Uazza marro? Uazza marro? chiedevano. No iu bbisiniss — rispondeva Agnello (What’s the matterWhat’s the matter? they asked. It’s none of your business — Agnello responded).

Per rappresentare la perdita o mancanza di conoscenza dell’Italiano standard degli immigrati, Mazzucco impiega una forma d’Italiano conosciuta come Italiese. Il termine Italiese, un miscuglio tra le parole Italiano (Italian) e Inglese (English), si riferisce all’Inglese dialettizzato (o Italianizzato) parlato nelle comunità Italiane immigrate negli Stati Uniti e in Canada. Questo ibrido si creò perché gli immigrati avevano dimenticato oppure non erano mai stati a conoscenza dei termini Italiani in questione. Degli esempi di Italiese nel romanzo sono i seguenti:

bordanti (It. pensionanti; Ing. boarders)
I pensionanti, o bordanti, come si dice qui, pagano il letto, i servizi e i pasti
(The boarders, or boarders, as they say here, pay for the room, utilities and meals).

fruttostando (It. fruttivendolo; Ing. fruitstand)
…va’ al fruttostando perché non voglio che resta incustodito, oggi
(go to the fruitstand because I don’t want it to be unttended, today).

gherla (It. ragazza; Ing. girl)
I ragazzi però lo sfottono comunque, e dicono che presto Celestina diventerà la gherla più carina di Mulberry
(But the boys make fun of him anyway, and they say that soon Celestina [Diamante’s nickname] will become the prettiest girl on Mulberry).

niusi (It. strillone; Ing. newsie)
Quando Diamante è svenuto per la fame, Geremia lo ha mandato a cercare lavoro come niusi — cioè strillone
(When Diamante fainted from hunger, Geremia sent him to look for work as a niusi —  that is, newsie).

grinoni (It. pivello; Ing. greenhorn)
È poi c’è la parola più difficile, grinoni, cioè greenhorn, che Diamante decifra solo dopo settimane di marciapiedi
(And then there’s the most difficult word, grinoni, that is, greenhorn, that Diamante would decipher only after weeks of [working the] sidewalks).

ausa (It. casa; Ing. house)
Che vonno ‘sti polismen all’ausa mia
(What do these policemen want at my house)?

dammaggio (It. danno; Ing. damage)
Vitarella anema mia, supplica Agnello, chetate non fa’ dammaggio
(Little Vita my soul, Agnello begs, be quiet and don’t do any damage)…

stretto (It. via; Ing. street)
Non si facette cchiù vedere a Prince stretto, la avverte lo strillone
(He never showed his face again on Prince Street, the newsie informed her)…

scioppo (It. negozio; Ing. shop)
…Rocco si vanta che adesso lo dirige lui lo scioppo del mister Bongiorno
(…Rocco brags that now he manages Mr. Bongiorno’s shop).

tichetto (It. biglietto, Ing. ticket)
…Vita attraversò i binari, arrancò fino alla biglietteria ferroviaria e chiese un tichetto per l’Ohio
(…Vita crossed the tracks, hobbled up to the railway ticket office and asked for a ticket to Ohio).

giobba (It. lavoro; Ing. job)
[text of a telegram] THERE IS A GIOBBA FOR DIAMANTE? FACCIO EVERYTING
(IS THERE A JOB FOR DIAMANTE? I DO EVERYTHING).

In aggiunta ai dialetti, alle approssimazioni dell’Inglese e all’Italiese, in Vita ci sono molti riferimenti al ruolo centrale che gioca la lingua nell’esperienza dell’immigrato. Mazzucco ritrae le sensazioni d’isolamento e irrilevanza provocate dalla mancata conoscenza dell’Inglese, il desiderio disperato di imparare “la lingua dei biondi (the language of the blonds),” e il senso di vergogna che ha portato molti immigrati alla rinuncia permanente del loro Italiano nativo.

Proiettandoci nel presente, l’autrice fa anche riferimento alla perdita e all’evoluzione della lingua includendo personaggi Italo-Americani che hanno dimenticato la loro lingua madre, e altri convinti di parlare Italiano mentre in realtà parlano “dialetti parlati nel Mezzogiorno molti anni fa (dialects spoken in the South many years ago).”

Ma soprattutto, Mazzucco narra la drammatica scissione che esisteva all’interno della comunità di immigrati Italiani per via dei diversi usi e dialetti delle varie regioni. Questa mancanza di coesione ha impedito loro il progresso in una maniera che altre comunità di immigrati non hanno sperimentato. Terminato il romanzo, l’impressione del lettore è che anche se Vita fa da testimonianza alle storie tristi e spesso tragiche di Italiani come Diamante, incapaci di realizzare i loro sogni in America, allo stesso tempo rende omaggio all’ingegnosità, resilienza e perseveranza di milioni di Italiani che hanno avuto successo.

Nota: A causa del tasso estremamente alto di assimilazione degli Italo-Americani, L’Italiese è sull’orlo di diventare estinto. Per ulteriori informazioni sull’Italiese, date un’occhiata a The G.P. Clivio Online Dictionary of Italiese. Questo dizionario fu l’idea del Professor Gianrenzo Clivio dell’University di Toronto, il quale ha dedicato la maggior parte della sua carriera alla documentazione di questa forma linguistica affascinante.

In Traduzione: Nel 2004, Xavier González Rovira ha fatto pubblicare una traduzione Spagnola del romanzo, anche questo intitolato Vita, da Círculo de Lectores. Nel 2005, Vita è stato tradotto in Inglese da Virginia Jewiss e pubblicato da Macmillan sotto il titolo Vita: A Novel. Non ho visto queste traduzioni, dunque mi interesserebbe sapere quanto i traduttori abbiano preservato la terminologia.

Su Facebook: I fans di Melania G. Mazzucco hanno creato una pagina Facebook per parlare delle sue opere.


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