Un tranquillo paese di Romagna

Un tranquillo paese di Romagna by Carlo FlamigniAl giorno d’oggi sembrerebbe essere proprio la Sellerio a pubblicare gli autori più divertenti e intriganti. Un esempio calzante: Carlo Flamigni (n. 1933, Forlì). Flamigni non è solo un distinto Ostetrico, Ginecologo e studioso prolifico; è anche un romanziere avvincente e anti convenzionale.

Il suo romanzo del 2008 Un tranquillo paese di Romagna (A Peaceful Town in Romagna) è un perfetto esempio della tradizione Italiana del “giallo regionale (regional mystery).” Nei primi capitoli Flamigni dipinge un quadro incantevole della vita provinciale Romagnola, descrivendo le divertenti e tipiche abitudini del posto e introducendo il protagonista Primo Casadei, un cinquantenne scrittore di testi storici, e il suo insolito clan composto da moglie Cinese, le gemelline, un amico ottantenne ateo e un gigante gentile. La famiglia si è di recente trasferita nel paese nativo di Primo (che resta innominato, chiamato con tre asterischi ***) nell’altopiano della regione affinché una delle gemelle possa avere un ambiente sano in cui guarire dalla tubercolosi.

Mentre Primo si rifamiliarizza con concittadini eccentrici, famiglia una volta in litigio e vecchi amici, l’aspetto fiabesco sia del paese che del romanzo dà spunto ad una realtà tenebrosa e macabra quando i bambini cominciano a sparire uno per uno, solo per essere ritrovati brutalmente assassinati. Benché il commissario Siciliano Fusaroli sembri condurre la caccia al serial killer, Primo si rivela essere il vero investigatore, facendo affidamento sul suo senso accanito di osservazione, la sua intuizione e inclinazione per le lunghe conversazioni. I principali sospettati del crimine sono quattro nuovi arrivati in paese — un prete, un insegnante, un pittore e un veterinario — ciascuno dei quali nasconde un segreto terribile.

Flamigni immerge i suoi lettori nell’Emilia Romagna in maniera superba attraverso il linguaggio e le descrizioni degli usi locali. Il romanzo apre con un proverbio regionale, nonché presagio: Al macello ci vanno più agnelli che pecore (To the slaughter go more lambs than sheep). Anche se questo proverbio non è presente nel dialetto della regione, c’è parecchio dialetto romagnolo (Romagnol dialect) nel testo, e un esempio dell’Italiano regionale è marafone (It. tressette romagnolo; Ing. Romagnol three sevens), ovvero la versione Romagnola di un gioco di carte chiamato tre sette.

Alcuni tra i termini dialettali più interessanti del romanzo sono legati alle abitudini regionali riguardanti i nomi. Secondo Flamigni, i Romagnoli sono propensi ad evitare e nò di sgnùr (It. i nomi dei signori; Ing. the names of the rich, i.e., pretentious names) a favore di nomi originali che trasmettono qualche tipo di messaggio familiare. Per esempio, spiega che un anarchico potrebbe chiamare i figli Revolver o Libertà (Liberty), mentre una famiglia povera con troppe bocche da sfamare potrebbe scegliere Delusione (Disappointment) o Errore (Mistake).

I soprannomi sono estremamente comuni in Emilia Romagna, e molti di questi hanno origine quando un membro della famiglia deforma il nome di battesimo. Per il nome Giuseppe Flamigni cita niente meno che 35 soprannomi stabiliti: Jusef, Jusaf, Jusafì, , Fin, Fino, FinetFapin, Fapinet, Jafnein, Jafnì, Jafnò, Jaf, Jufì, Fafò, Fafì, PinoPinin, Pepino, Pipinì, Pinetto, Pinoti, Pin, Pinota, Pinazì, Pepo, Pipo, Pipino, Pipò, Jusafè, Jusafò, Pipet, Fafeta, Faftì e Fita.

In altri casi, i soprannomi sono formati con vezzeggiativi, diminutivi, peggiorativi e accrescitivi che denotano qualche qualità o caratteristica dell’individuo. Flamigni spiega che il suffisso accrescitivo -one (big or large) aggiunto al nome dell amico gigante di Primo Pavolone (Pavolo è la versione Romagnola di Paolo, o Paul) è un riferimento chiaro alla sua statura imponente.

Molti cognomi in Emilia Romagna (come nel resto d’Italia) derivano dal soprannome dato a un antenato. Ad esempio un individuo zoppo avrebbe potuto essere chiamato e zòp (It. lo zoppo; Ing. the lame one), un nome che sarebbe stato poi passato a un figlio campione di corsa, successivamente alla casa in cui la famiglia abita, la cà de zòp (It. la casa dello zoppo; Ing. the house of the lame one), ed infine all’intera famiglia. Nel romanzo la famiglia Casadei è conosciuta come Buschètt (It. Boschetto; Ing. Thicket or Grove), ma il destino nominativo di altre famiglie non fu così generoso, come nel caso della famiglia Bastardazz (It. Bastardaccio; Ing. Nasty Bastard Child).

Ironicamente, anche oggetti intangibili e tangibili come le malattie ed i ristoranti vengono soprannominati. Flamigni spiega che i Romagnoli denominavano la colera e zengan (It. lo zingaro; Ing. the gypsy), non solo perché veniva e andava, ma anche perché era malvagia e non guardava nessuno negli occhi. Inoltre, narra di un ristorante-osteria che esiste da molto tempo nel paesino Romagnolo che tutti chiamano Pirì ad cul rott (It. Pietro al culo rotto; Ing. Peter with the broken ass), un riferimento non-così-velato alla sessualità del proprietario Pietro.

Uno dei miei nomi preferiti nel romanzo è quello dato a un’osteria, I smunghè (It. Gli scomunicati; Ing. The Excommunicated), in quanto sarebbe il mio posto ideale per bere un drink.

In Traduzione: Al momento non ci sono traduzioni di Un tranquillo paese di Romagna, ma Flamigni rassicura che traduzioni Spagnole sono imminenti.

Su Internet: Flamigni non ha una pagina Facebook, ma ha un sito web impressionante che elenca i suoi parecchi successi professionali, il più notevole dei quali è la sua associazione con il Comitato Nazionale per la Bioetica. Un dettaglio interessante fornito sul sito: Flamigni spiega che il suo indirizzo di e-mail mette in evidenza il cognome della sua famiglia come è conosciuta nell’Emilia Romagna: Tibuzzi (significato ignoto).

Nota Personale: Sono estremamente grata a Carlo Flamigni, non solo perché ha pazientemente risposto alle mie domande per questo post, ma anche perché mi ha generosamente spedito i suoi gialli con la famiglia Casadei. La ringrazio tanto, professore!


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