Carlo Flamigni

Photo of Carlo FlamigniCarlo Flamigni (n. 1933, Forlì) è non solo un medico e professore distinto di Ostetricia e Ginecologia, è anche un autore letterario completo. Notevolmente, è stato presidente della Società italiana di Fertilità e Sterilità, è un membro del Comitato Nazionale per la Bioetica e si è anche candidato nella lista Sinistra e Libertà nelle elezioni del 2009. Questo mese, ho avuto l’onore di condurre la seguente intervista via e-mail con il Professor Flamigni sulla sua carriera letteraria, i suoi personaggi eccentrici e i suoi punti di vista sul suo dialetto Romagnolo e la lingua Italiana.

Lei è medico e professore, e ha scritto molti libri importanti sulla menopausa, la contraccezione e la procreazione assistita. Come è avvenuto il passaggio dalla scrittura accademica a quella letteraria?

E’ stata una “circostanza casuale.” Una signora che avevo in cura e che aveva una libreria e una casa editrice solo per bambini mi chiese di scrivere un libro in cui spiegavo ai più piccoli il mistero (?) della nascita, cosa che feci molto rapidamente. Lo avrei intitolato “Cavoli e cicogne esclusi,” ma il titolo non piacque e così uscì “Storia di bambini piccolissimi.” Poi in Africa incontrai un’altra mia paziente che lavorava per Bompiani e che mi strappò la promessa di scrivere un libro sulla procreazione medicalmente assistita. Andando in giro a promuoverlo mi accorsi che la gente ascoltava con piacere i miei racconti sulla procreazione, basati sulle mie letture di storia della medicina, e mi ci volle poco a raccoglierli in un libro che poi è continuato ad uscire sempre con nuovi racconti. A questo punto, a 70 anni o quasi, ho cominciato a pensare – come è giusto – alla morte, e ho scoperto che mi seccava molto di portarmi dietro tutti i miei ricordi. Così ho cominciato a riversarli nei libri, compreso un romanzo che non ho ancora deciso se far pubblicare.

Il protagonista di tutti i suoi libri è Primo Casadei, detto Terzo. La famiglia di Primo è una famiglia italiana atipica: la moglie cinese, le gemelline, l’amico anziano ateo e il tuttofare gigante. Qual’è stata l’ispirazione per questa tribù insolita?

No, non è una famiglia atipica, lo sarebbe stata prima della guerra, ma oggi le cose sono molto cambiate. La mia stessa famiglia, del resto, era piuttosto complessa. Mio padre era di famiglia contadina, mia madre era una borghese schizzinosa, ma agli occhi dei genitori di mio padre, se c’era una mesalliance lui ne era la vittima, i contadini romagnoli erano molto orgogliosi. Comunque  nei miei libri non c’è niente di totalmente immaginato, mi preoccupo solo di mescolare le carte per non rendere riconoscibili le persone.

Diversamente dagli altri libri sulla famiglia Casadei, ha scritto un tipo di introduzione alle persone, alle abitudini e ai posti del loro paese romagnolo innominato nei primi capitoli di Un tranquillo paese di Romagna. Cosa ha significato per lei questo libro?

Io sono nato nella Romagna più ricca, i miei nonni riuscirono a fare studiare 4 figli su 8 che ne avevano. Conosco anche la Romagna povera, quella collinare, e conosco la vita delle piccole città, grette e prive di cultura e di curiosità, dalle quali i ragazzi scappano. Dopo la guerra la Romagna che conoscevo è scomparsa, è arrivata la malavita che fa commercio di tutto, donne, nordafricani, stupefacenti. Ho cercato di illustrare questo cambiamento, con tutto ciò che si è portato dietro, dalla degenerazione della politica ai compromessi della morale.

Ha scritto Un tranquillo paese di Romagna con forti inserzioni del dialetto. Negli ultimi anni, ci sono molti scrittori giallisti contemporanei che scrivono nel dialetto e anche nell’italiano regionale. Secondo lei, quali sono i motivi di questa tendenza?

E’ bene che capisca cosa significa per me il dialetto. Intanto è la prima lingua che ho parlato, cioè è quella dei giochi, dei primi legami, quelli che non si cancellano, è più facile cancellare i links da un computer. Io stesso penso in dialetto, e se sono arrabbiato, penso e parlo in dialetto. La notte scorsa ho sognato che litigavo in dialetto con una persona che non amo ed ero infuriato perché non mi capiva, lo fai apposta, gli dicevo. In dialetto dico in 30 secondi le cose che in italiano mi portano via 3 minuti, e se sono certo di quello che ho detto in dialetto, che è lingua senza sotterfugi, non lo sono se parlo questa roba di toscano modificato che è l’italiano, lingua per diplomatici, preti, puttane e mediatori di suini. Il mio dialetto è miscela di molte parlate, ma è pieno delle espressioni dei vecchi soldati romani che venivano premiati con un pezzo di terra delle centurie della pianura vicino al mare, una lingua brusca e scurrile, ma molto, molto esplicita. Quando scrivo i libri gialli il dialetto lo userei di più, sono gli editori che mi trattengono.

Quando scrive un libro, utilizza il dialetto solo per dare del colore locale all’ambiente, o lo usa per altre ragioni?

Spero che il colore locale derivi dalla descrizione dell’ambiente, non svenderei il mio dialetto per così poco. Pensi che la gente mi chiama per leggere poesie dialettali, e che io scrivo anche, in dialetto, poesie che mia moglie mi proibisce di pubblicare. No, niente colore locale, il dialetto è cosa seria.

Nel 2011, ha fatto pubblicare con Sellerio due nuove storie con protagonisti i Casadei: il libro Senso Comune e un racconto della collezione intitolata Un natale in giallo. Sono in corso altri libri con questa bella famiglia? 

Sellerio ha un mio libro giallo da pubblicare, ma non ne ho parlato recentemente con l’editore, quindi non so se lo farà. Doveva chiamarsi “Ama il prossimo tuo,” poi recentemente è uscito un libro con lo stesso titolo, ne stiamo cercando un altro. Intanto i racconti scritti per Natale sono andati molto bene, sono stati nei primi 10 della graduatoria delle vendite per tutto il mese di dicembre. E una casa editrice spagnola ha chiesto di poter tradurre i miei gialli, sono molto curioso, mi chiedo che cosa farà col mio povero dialetto.

Nota: Per ulteriori informazioni su Carlo Flamigni, suggerisco vivamente di visitare il suo sito web a www.carloflamigni.it. Inoltre, date un’occhiata al mio post sul suo libro discusso in questa intervista, Un tranquillo paese in Romagna (A Peaceful Town in Romagna).


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