La storia della lingua italiana

un_paese_6000_lingue‏La Storia Linguistica Curiosa dell’Italia
La situazione linguistica italiana è una delle più insolite del mondo. Per iniziare, la lingua nazionale italiana, la quale è chiamata italiano standard (standard Italian), è una lingua letteraria che non è mai stata parlata dalla populazione, e i dialetti italiani non sono dialetti dell’italiano, ma invece lingue sorelle. Anche più bizzaro, non c’è un solo italiano parlato in Italia, ci sono venti italiani regionali, e questi sono i veri dialetti dell’italiano standard. Allora, com’è successo questo? E quale lingua parlano gli italiani?

Fare Gli Italiani e L’Italiano
Dopo l’unificazione d’Italia nel 1861, il governo italiano si trovò di fronte alla sfida enorme di unire una popolazione culturalmente e linguisticamente diversa. Il popolo italiano parlò una moltitudine di lingue derivate dalle popolazioni mediterranee e indo-europee che abitassero nella penisola da secoli. I governatori d’Italia assegnarono a Alessandro Manzoni il compito di stabilire una lingua nazionale. Manzoni propose il suo proprio miscuglio del fiorentino parlato dell’epoca con l’èlite dialetto fiorentino del Trecento della letteratura di Boccaccio e di Petrarca che aveva adoperato per scrivere il suo romanzo del 1827 I promessi sposi (The Betrothed).

L’Ascensione dell’Italiano Standard e La Caduta dei Cosidetti Dialetti
A causa del prestigio storico di Firenze, il governo italiano approvò la scelta di Manzoni di fiorentino per la lingua nazionale. Però, dei puristi linguistici dentro il governo optarono invece per la versione archaica letteraria per lo standard italiano. Nel 1868, il governo impose ufficialmente l’italiano standard alla popolazione, un atto politico che ridusse immediatamente le altre lingue d’Italia allo stato di dialetti (dialects).

Italiani Regionali
L’imposizione dell’italiano standard ebbe una conseguenza linguistica non prestabilita. Invece di imparare a parlare l’italiano standard puro, il quale fu indubbiamente un’impresa difficile e particolarmente per quelli i cui dialetti erano più diversi dal fiorentino, gli italiani mescolarono lo standard con il dialetto della loro regione. Per esempio, abitanti della regione di Veneto parlarono un miscuglio dell’italiano standard e il dialetto Veneto. Questa pratica di mischiare le lingue produsse venti varietà distinte dello standard, una in ogni regione, conosciute come italiani regionali (regional Italians). Questi italiani regionali sono dunque i veri dialetti dell’italiano standard.

Regionalismi Segnici
Lo studioso svizzero Robert Rüegg fu il primo a studiare l’italiano regionale. Nel 1956, condusse un’indagine di 124 individui da 54 province in Italia per indagare i regionalismi segnici (sign regionalisms), i quali sono sinonimi per termini dell’italiano standard che si sono presentati in una data area geografica a causa dell’influenza del dialetto locale. Chiese ai partecipanti di dare la parola dominante o esclusiva usata per descrivere 242 nozioni communi. L’unico caso in cui tutti i 124 individui diedero lo stesso termine fu in risposta all’espressione “‘caffè forte (strong coffee),’” il quale descrissero come “espresso (espresso).”

Un’altra scoperta interessante dello studio fu che alcuni regionalismi segnici sono specifici ad una regione sola, mentre altri possono essere usati dentro parecchie regioni o nell’intero nord, centro o sud della penisola. Per esempio, il regionalismo siciliano per giovanotto (young man) è picciotto (dal termine siciliano dialettale picciottu). Un esempio della distinzione nord-centro-sud sono le parole anguria (watermelon) del nord, cocomero (watermelon) del centro e melone (watermelon) del sud.

Notevolmente, alcuni regionalismi diventano tanto conosciuti fuori della loro regione che entrano nell’uso italiano standard. Un esempio famoso di questo fenomeno è pizza, il quale è un termine napoletano dialettale dalla regione di Campania.

Regionalismi Semantici
In aggiunta ai regionalismi segnici, ci sono anche i regionalismi semantici (semantic regionalisms), i quali sono parole che hanno un significato diverso da una regione geografica a un’altra. Per esempio, il termine italiano standard topino (little mouse) è utilizzato nella Puglia per significare borseggiatore (purse snatcher). Allo stesso modo, quelli del nord chiamano le saracinesche gelosie (jalousies), una parola che significa anche jealousies (incidentalmente, queste sono chiamate persiane [Persians] nel sud).

Il Grande Quadro della Lingua
Certo, non tutti gli italiano parlano l’italiano regionale. Alcune persone, particolarmente gli anziani, parlano primariamente o esclusivamente in dialetto. Ci sono anche altre lingue parlate in Italia, incluse il greco nella Calabria e il croato nel Molise. Ma la maggiorità vasta della popolazione parla un italiano colorito dal dialetto delle regione varie. E, come si può vedere, queste regionali italiane creano un’esperienza linguistica affascinante, se non completamente confondente non solo per gli studenti d’italiano ma anche per gli italiani.


Commenti

La storia della lingua italiana — 3 commenti

  1. Buonasera,

    per caso sapreste indicarmi una pubblicazione di Robert Ruegg? Scrivo la tesi che riguarda i regionalismi semantici e mi servirebbe molto 🙂 grazie!

    Martina

    • Ma certo! Eccolo:

      Rüegg, R. (1956). Zur Wortgeographie der Italienischen Umgangssprache. Köln: Romanistisches Seminar der Universität zu Köln.

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