Andrea Fazioli

Andrea Fazioli (n. Bellinzona, 1978) è sia giornalista presso Radiotelevisione Svizzera (RSI), che insegnante di scrittura creativa e autore premiato. Anche se i suoi romanzi contengono elementi tipici del giallo regionale (regional Italian mystery), non sono esattamente classificabili come tale. Innanzitutto, Fazioli evita la trama convenzionale del giallo tradizionale a favore di intrecci più avventurosi e ricchi di suspense. Ancor più notevole, forse, è la collocazione dei suoi romanzi nel Canton Ticino in Svizzera, attraverso la quale offre ai lettori una prospettiva insolita dell’Italianità al di fuori del contesto Italiano. Questo mese ho avuto la gran fortuna di intervistare Fazioli sul suo protagonista scontroso, Elia Contini, le affascinanti lingue della Svizzera Italiana e i suoi progetti per romanzi futuri.

Nel tuo ultimo romanzo giallo, La sparizione, Elia Contini non fa più il poliziotto privato, ma invece fa il giornalista come te. Hai altro in comune con il tuo protagonista famoso?
In realtà siamo abbastanza diversi. Contini è più scorbutico e solitario, mentre io sono tutto sommato abbastanza socievole… È vero però che qualcosa in comune, oltre alle esperienze biografiche, si trova anche nell’atteggiamento esistenziale. Come il mio protagonista, ho un lavoro che mi porta ad avere contatti con parecchie persone, ma come lui ogni tanto sento l’esigenza di ritemprarmi nel silenzio, nella contemplazione di un paesaggio naturale.

Le parole sono lo strumento di lavoro dello scrittore, eppure La sparizione è un giallo basato sulla perdita della parola. Come hai scelto questo tema per il libro?
Era un periodo in cui mi sembrava di usare le parole con troppa facilità, come se avessi perso la capacità di meravigliarmi di fronte all’atto creativo. Conoscere alcuni malati di afasia mi ha aiutato a rendermi conto che ogni parola è un piccolo miracolo. Io penso una cosa, la nomino, e tu vedi quella stessa cosa, con quel nome, nella tua mente. I poeti, ma anche i bambini, hanno questa percezione della potenza delle parole; ma noi che per lavoro usiamo tante parole tendiamo spesso a dimenticarne il valore. Scrivere di una ragazza afasica mi ha aiutato a riflettere sul mio lavoro. Inoltre, l’idea di una 17enne che assiste a qualcosa di tremendo ma non riesce a dire ciò che ha visto mi sembrava affascinante: intorno a Natalia c’è chi l’aiuta a ritrovare le parole e chi, invece, è ben contento che taccia. Mi sono reso conto che spesso la verità si trova paradossalmente più vicina al silenzio, perché è dal silenzio che sgorga la fonte delle parole più autentiche, vere.

I tuoi romanzi sono ambientati nel Canton Ticino. Secondo te, cosa offre di diverso la Svizzera Italiana al giallo regionale?
Prima di tutto è una zona di lingua e cultura italiana fuori dall’Italia. Situazioni del genere sono più frequenti per altre lingue, come il francese o lo spagnolo, ma per l’italiano sono rarissime. Il fatto che l’italianità non sia soltanto l’Italia è una ricchezza, un segno di vitalità linguistica da conservare e proteggere. Un giallo ambientato nella Svizzera italiana non è soltanto “regionale”, perché il Canton Ticino – come gli altri Cantoni – è anche un piccolo Stato (visto che la Svizzera è una confederazione, come gli USA). Perciò la “regione” è anche, in piccolo, una “repubblica”: questo crea interessanti situazioni sociologiche, psicologiche e politiche. Il giallo permette di esplorarle bene, anche se spesso preferisco allontanarmi dal giallo tradizionale, scrivendo romanzi che potremmo definire di suspense o d’avventura. Come rapinare una banca svizzera, per esempio, è assai lontano dalla solita vicenda di un omicidio seguito da un’indagine; infatti racconta la storia di alcuni tranquilli borghesi che, a un certo punto della loro integerrima esistenza, vengono coinvolte in un’incredibile rapina in banca…

La situazione linguistica della Svizzera è molto complessa. Come scrittore, cosa rappresenta per te?
La Svizzera è un posto unico al mondo. Popoli di cultura, religione, lingua e abitudini diverse che da centinaia di anni convivono, in un piccolo Stato federale nel cuore dell’Europa! Per uno scrittore questa abbondanza di riferimenti culturali è una ricchezza, un invito al confronto con chi è diverso da te. La Svizzera inoltre, da secoli crocevia di popoli e di merci, è un luogo ideale nel quale ambientare una storia avventurosa…

Inserisci delle parole e frasi dell’Italiano Svizzero nella tua scrittura, ma eviti del tutto l’uso del ticinese, anche se è un dialetto vitale rispetto ad altri dialetti. C’è qualche spiegazione particolare a questa mancanza?
In realtà c’è qualche frase in dialetto sia in Chi muore si rivede sia ne L’uomo senza casa. Ma è vero che si tratta soltanto di accenni… Spesso mi capita di mimare la sintassi e la vivacità del dialetto ma usando l’italiano. Chi legge i miei dialoghi può rendersi conto dei momenti in cui la lingua si avvicina al dialetto, assumendone la cadenza. È vero che il dialetto lombardo-ticinese è vitale, ma è poco conosciuto in altre regioni, a differenza del siciliano o del napoletano che hanno una rinomanza nazionale. Il dialetto lombardo è forse più lontano dall’italiano anche per la grafia e per alcuni suoni difficili. Pur parlando il dialetto a casa con i miei famigliari, di solito mi affido all’italiano, colorandolo però di una patina nordica.

Cosa significa per te il dialetto ticinese? E l’Italiano?
Il dialetto ticinese è la lingua degli affetti, della famiglia. L’italiano è la mia lingua, la lingua in cui scrivo e perlopiù leggo. È una lingua che amo e che ha una intrinseca melodia, una bellezza che da Dante Alighieri ai nostri giorni ha prodotto opere indimenticabili.

L’anno scorso hai vinto giustamente il premio letterario La Fenice Europa per La sparizione. Vuol dire che ci saranno altri gialli con Contini?
Non subito. Per il momento io e Contini ci siamo presi una pausa di riflessione… O meglio, aspetto di capire che cosa gli succederà. Non voglio scrivere in maniera automatica: se ancora non conosco il destino di un personaggio, non ne anticipo la storia. Credo che quando si scrive sia importante saper cogliere il momento giusto. Il prossimo romanzo uscirà in italiano alla fine del 2012 o all’inizio del 2013. Non ci sarà Contini, perché saranno presenti altri due protagonisti che gli avrebbero tolto spazio. Si tratta di una vicenda lontana dal giallo tradizionale ma comunque provvista di suspense e mistero. Diciamo che sarà una storia d’amore e di truffa…

Nota: Per ulteriori informazioni su Andrea Fazioli, siete pregati di visitare il suo sito a http://www.andreafazioli.ch. Già che ci siete, date un’occhiata alla sua bibliografia. So che il detto dice di non giudicare un libro dalla copertina, ma personalmente apprezzo il look dei suoi libri, e mi piacciono soprattutto i titoli. Voglio dire, non ha un suono fantastico Come rapinare una banca svizzera (How to Rob a Swiss Bank)? Dulcis in fundo, siate sicuri di leggere il mio post sul suo romanzo La Sparizione (The Disappearance). Suspense all’ennesima di potenza!

Foto: La foto qui sopra è una cortesia della madre dell’autore, Erina Fazioli Biaggio.


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