Annalucia Lomunno

Annalucia LomunnoAnnalucia Lomunno (b. 1972, Castellanata) è una esperta scrittrice Italiana che abita attualmente a Madrid, Spain. Ha scritto quattro romanzi, i quali variano in stile da avant-garde a psico-thriller. Di ricente, ho avuto il grande piacere di intervistare Lomunno sul linguaggio intrigante dei suoi romanzi, la situazione linguistica contemporanea della sua nativa Puglia, e i suoi progetti per la sua protagonista entusiasmante, il Commissario Antonia Veloce.

Nel tuo primo romanzo, Rosa sospirosa (Sighing Rosa) (Piemme, 2001), utilizzi una varietà di lingue e sistemi linguistici per rappresentare la parlata dei giovani in Puglia. Diresti che si tratta di una rappresentazione più o meno realistica del modo in cui parlano i ragazzi pugliesi? O è essenzialmente di natura artistica?

Entrambe le cose. Rosa sospirosa è nato dall’osservazione di un mondo reale, vivo, conosciuto. Ma allo stesso tempo si è nutrito di suggestioni diverse. E si è definitivamente plasmato attraverso libri letti, film visti, luoghi visitati o semplicemente sognati. Quel pastiche linguistico che così vivacemente lo caratterizza è proprio frutto di una mescolanza sentita, intuita e violentemente celebrata.

Il tuo uso del latino è piuttosto prominente in Rosa sospirosa, particolarmente nei nomi dei vari personaggi e nei titoli di capitoli e atti. Perché hai deciso di incorporare il latino nel libro?

Sfida, gioco e nostalgia. Mi piaceva pensare a un sud forte e grande. Alla Magna Grecia. E a una lingua, quella latina, che imprevedibilmente si mescola con energia al gergo giovanile, ai neologismi, ai termini della tradizione dialettale.

Il linguaggio di entrambi Rosa sospirosa e il tuo secondo romanzo, Nero sud (Black South) (Piemme, 2003), è stato descritto come “scarnificato” per riflettere le vite dei personaggi economicamente svantaggiati del sud. Sei d’accordo con questa interpretazione del tuo uso del linguaggio?

Scarnificati soprattutto nelle emozioni. Nell’incapacità di guardare al di là del proprio microcosmo asfittico. Perennemente sospesi tra vecchio e nuovo. Impigliati, imprigionati in certi cliché. Del tutto privi di una propositiva spinta all’azione. Attanagliati da un’inossidabile paura di vivere. O meglio, di essere.

Due dei personaggi in Rosa sospirosa parlano un italiano che imita il dialetto di Taranto eliminando la vocale atona finale delle parole. Perché hai evitato l’uso dei termini dialettali per rappresentare la loro parlata?

Mi sembrava che fosse necessario per rendere l’affresco più realistico. Il vernacolo vero e proprio, nel senso più arcaico del termine, è ormai in disuso. E si tende fondamentalmente a utilizzare un dialetto “italianizzato”. E/o un italiano che del dialetto, appunto, imita semplicemente la sonorità.

Qual’è, secondo te, la differenza tra il dialetto di Taranto e l’Italiano standard?

Io dico spesso scherzando, che a Taranto si parla francese. In realtà il dialetto tarantino è molto musicale, e dominazione angioina a parte, è molto cantilenante, molto parigino…

Il tuo romanzo più recente, Troppe donne per un delitto (Too Many Women For a Crime) (Marinotti, 2009), è meno linguisticamente variegato rispetto alle tue opere precedenti. Questa scelta ha a che fare con la natura della storia? O è stata una scelta puramente stilistica?

In questo caso sì, sono stati i miei personaggi a pretendere una scelta diversa. Procedendo con la storia, o meglio, con le indagini, mi sono improvvisamente resa conto che era necessaria un’impostazione diversa. Che avevo bisogno di crescere. Di cambiare. Di lavorare su stile e contenuti. Proprio per questo, Troppe donne per delitto ha segnato per me una svolta molto importante. Decisiva.

Troppe donne per un delitto sarà la prima e ultima indagine del Commissario Antonia Veloce? Oppure i lettori possono sperare di rivederla in futuro?

In realtà la mia adorata Antonia Veloce, è già stata nuovamente protagonista di Crimini del cuore, un romanzo breve pubblicato per Confidenze (celebre rivista con la quale collaboro da anni). Ma spero vivamente, che possa tornare, ancora, per una terza volta, tra le mie idee e le mie pagine. Nella trama e sulla scena di un nuovo, inquietante, delitto passionale…

Note: Per ulteriori informazioni su Annalucia Lomunno, visitate la sua pagina Facebook. Inoltre, date un’occhiata al mio post sul suo romanzo affascinante, Rosa sospirosa. A proposito, Crimini del cuore sarà in edicola dal 16 gennaio. Andate a comprarlo!


Commenti

Annalucia Lomunno — 6 commenti

  1. I’ve read this book several years ago. Over the years, I’ve read it again, ‘cause I think Lomunno has a very cool and interesting style, and so it’s never boring to me.
    Very appreciable is the choice to mix italian, latin and typical Castellaneta dialect (and slang) in her tales.
    Now I’ve bought her other two books “Nero Sud” (Black South) and “Troppe donne per un delitto” (Too much women for a murder), and I’m very curious about those “new” entries in my library. I live in Castellaneta, the place where Lomunno was born and lived, and where all of her stories have been set. This makes even more enjoyable to me all of her charachters (which have been partially inspired by real people living in my city…).
    Read it, and you’ll not be disappointed at all.

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