Antonio Manzini

Antonio_ManziniQuando non sta recitando, dirigendo o scrivendo sceneggiature, Antonio Manzini (n. 1964, Roma) scrive avvincenti romanzi polizieschi. Il suo ultimo romanzo, Pista nera (Sellerio, 2013), sta prendendo d’assalto l’industria editoriale a livello internazionale, grazie in parte al suo protagonista controverso, il vicequestore Rocco Schiavone. Ha recentemente pubblicato un racconto con Schiavone dal titolo “Le ferie di agosto” per la raccolta bestseller Ferragosto in giallo (Sellerio, 2013). Questo mese ho avuto l’onore di intervistare Antonio Manzini sulla sua scrittura, il linguaggio affascinante di Pista nera e la possibilità di un altro avvincente romanzo con il corrotto ma sorprendemente simpatico Schiavone.

Lavora sia per televisione, cinema che mondo letterario. Come descriverebbe il suo rapporto con il linguaggio?

Le parole nel mondo letterario sono veicoli, sono l’unico mezzo a disposizione che si ha per descrivere un mondo, una sensazione, un paesaggio, un odore. Nelle sceneggiature invece sai perfettamente che ciò che scrivi verrà poi visualizzato, dunque non c’è bisogno della stessa ricerca, della stessa attenzione. Sono due linguaggi molto diversi. In un romanzo o in un racconto tutto dipende dalle parole che usi, dal loro significato e anche dal loro suono. La sceneggiatura invece è un canovaccio sul quale qualcun altro lavorerà.

Il discorso cambia per quanto riguarda I dialoghi. I dialoghi sono fondamentali. Anche se in cinema e in television  meno dialoghi si mettono e meglio è, l’uso del parlato quotidiano diventa essenziale. Ecco perchè spesso mi piace scrivere infarcendo le battute di neologismi dialettali. E’ così che si parla nella vita, nei libri spesso la perfezione della lingua, intendo nei dialoghi, può diventare seccante e allontanare il lettore dalla presa sulla realtà. A meno che a parlare non sia un professore universitario o un personaggio che fa dell’italiano corretto una sua caratteristica.

Il mio rapporto con il lnguaggio dunque è schizofrenico. Come le mie letture. Passo dai classici ai contemporanei dai poeti ai saggisti senza un nesso logico. Forse perchè, oltre alle storie che raccontano che per me sono essenziali, mi piace immergermi in linguaggi sempre diversi fra loro sperando di catturare più parole possibili dai miei colleghi e maestri. E poi girando ogni tanto per l’Italia sono lì con le orecchie ben dritte ad ascoltare la gente parlare. Spesso frasi colte per strada sono talmente potenti che pochi scrittori riescono a crearne di simili.

Secondo lei qual’è la differenza più grande, linguisticamente parlando, fra scrivere un copione e scrivere un libro?

Credo di avere già risposto nella domanda precedente. La bravura dello scenegiatore è quella di suggerire al regista le immagini migliori. Insomma nella sceneggiatura puoi, anzi devi, diventare didascalico. Non puoi evocare come in un libro o rimandare a citazioni poetiche. Devi essere terra-terra, perchè quell’immagine o quella situazione sia chiara a chi il film lo dovrà girare. Sostanzialmente la sceneggiatura quando diventa film viene tradotta. Il libro no. Viene letto. Sta nella bravura dello scrittore portare il lettore nel mondo che si è voluto descrivere.

Il suo romanzo più recente, Pista nera, è ambientato in Val d’Aosta, quindi nel libro appaiono sia francese che italiano regionale. In quanto romano, ha dovuto studiarsi il linguaggio di questa regione?

Sì. Un pò. E ho dovuto chiedere parecchio. In Val d’Aosta ci vado spesso a sciare, è una terra che amo. Non ho però volute esagerare con le locuzioni franco provenzali per non rendere il libro noioso per il lettore italiano. Ho cercato di restituire, dove possibile la struttura grammaticale della parlata val d’aostana e qui e lì qualche parola. Ma niente di più.

Pista nera presenta anche qualche termine romanesco. Ha una parola o un detto preferito in questo dialetto?

Ce ne sono tanti. Consiglio, per chi è interessato, di leggere I sonetti del sommo poeta romano Belli. VEde , il romanesco è un dialetto ormai sparito. Sono solo poche migliaia di persone che lo parlano ancora. Oggi a Roma la lingua s’è imbastardita, per quello e per conoscere il vero romanesco consiglio quel poeta. Le faccio un esempio. Una vecchia bellissima canzone romana diceva “A tocchi a tocchi la campana sona, li turchi so’ sbarcati alla marina, chi c’ha le scarpe rotte l’arisola. Le mie l’ho risolate stammatina”. Oggi alcune parole come la marina, lo stesso articolo “li” che è diventato “i”, a tocchi a tocchi, stammatina sono tutte locuzioni che non si usano più o sono cambiate. Stammatina per esempio è solo sta’ mattina. Un detto romanesco che amo è “a ffa la scena, quarche cosa se ruspa” che significa se sei bravo a darla ad intendere, qualcosa ci guadagni.

A suo parere che ruolo hanno il dialetto e la lingua regionale nella letteratura italiana contemporanea?

Hanno un ruolo preponderante. Molti scrittori nel parlato dei personaggi ma anche nelle descrizioni dell’io narrante, ovviamente in terza persona, infarciscono i loro libri di parole dialettali. Ognuno porta nel suo lessico l’esperienza della regione dove è nato e cresciuto. C’è chi lo fa in maniera evidente,chi nasconde dietro l’italiano il suo neologismo dialettale. Ma io sono convinto che il daletto, la lingua regionale, arricchisca l’italiano, non lo depauperi.

Come ha scelto il mantra indù presente in Pista nera?

Ho molti libri a casa di yoghi e religione Indiana. Quello mi è balzato agli occhi e m’è sembrato appropriato. Rendeva l’idea di un’unione forte e quasi extra terrena. Una promessa ben più potente di quella che si fa davanti ad un altare in chiesa. E dire che l’assassina l’aveva già violato!

Perché Marina, la moglie del vicequestore Schiavone, ogni sera cerca una nuova parola nel dizionario? Per gli scopi della trama o per altre ragioni?

Mi piace suggerire le difficoltà esistenziali di Rocco attraverso questo gioco. Il significato di ciò che cerca Marina non è subito chiaro, e soprattutto non è diretto. Ma forse, a rifletterci sopra, è un messaggio velato che la moglie gli manda. Va solo interpretato.

Progetta di scrivere un altro giallo con il vicequestore Schiavone?

Ebbene sì. Ho voglia di raccontarlo ancora. Mi sono un pò inamorato di questo poliziotto sui generis, e credo che ci siano ancora parecchie cose da spiegare.

Nota: Un grande grazie a Antonio Manzini per un’intervista fantastica e per le sue email divertentissime. Lettori, date un’occhiata alle sue pagine Facebook e IMDb e non perdete il mio post su Pista nera.


Commenti

Antonio Manzini — 1 commento

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *