Rosa Mogliasso

Rosa_MogliassoRosa Mogliasso (n. 1960, Susa) è un’autrice pluri premiata di misteri regionali italiani, in particolare di noir torinesi. È forse più conosciuta per la sua serie sull’ispettore Barbara Gillo, un ritratto contemporaneo grintoso e spesso ironico di Torino e le sue zone limitrofe. Mogliasso scrive anche letteratura per bambini, e viene spesso coinvolta in produzioni teatrali italiane dei suoi lavori.

Questo mese ho avuto il piacere di intervistare Rosa sulla serie dell’Ispettore Barbara Gillo, sul suo uso affascinante del linguaggio e su i suoi piani per il futuro.

Come lei, il suo protagonista Barbara Gillo vive a Torino. Cosa spera di trasmettere ai suoi lettori a riguardo della città e del Piemonte, la sua regione nativa?

Scrivendo gialli racconto storie criminali e dimostro, mio malgrado, come il male possa essere ovunque, anche qui. Ma con il male il bene e la tenerezza, mi auguro. Nel suo lavoro incorpora un certo numero di lingue, dialetti e varietà di linguaggio. Si tratta di una scelta consapevole da parte sua? Scelta e sfida consapevole. Tento sempre di stratificare diversi livelli lessicali: l’alto e il basso, il colto e il quotidiano, la scelta corretta e la gergalità, perché nella quotidianità convivono. La realtà – per ora e per fortuna – non è indifferenziata, ma è presenza sincronica di elementi diversi, per questo è necessario cercare la pluralità dei linguaggi.

Una delle caratteristiche linguistiche più interessanti di L’amore si nutre di amore (Love Feeds Off Love) (Salani, 2011), il secondo romanzo della serie Gillo, è il linguaggio online di “Giovanna85.” Ha familiarità con il linguaggio dei social network? O ha dovuto svolgere delle ricerche?

E’ facile il lessico dei social network, basta velocizzare e togliere punteggiatura e vocali; e poi, in Italia, usare la k al posto del “ch”. Sono pratiche che aborro, ma come ho già detto, se vuoi essere realistico non puoi esimerti dal prenderne atto e giocarci.

Di tanto in tanto inserisce nel testo una parola o una frase in dialetto piemontese. Lo fa per ragioni stilistiche, o lo fa per servire uno scopo più profondo?

Adoro i dialetti, tutti. Parlare in dialetto e come mettersi il pigiama quando arrivi a casa. Anche il dialetto rientra nel tentativo di sfruttare le potenzialità di suono ed evocazione delle parole, certe coloriture, certi accostamenti funzionano solo con il dialetto, nel mio caso quello piemontese, la lingua che ho appreso insieme al latte materno.

Anche il Romanesco fa una comparsa in L’amore si nutre di amore. In quanto Piemontese, come descriverebbe questo dialetto?

Carnale, deciso, disincantato.

Il quarto e ultimo romanzo della serie Gillo, Chi bacia e chi viene baciato, esce il mese prossimo. Può darcene un assaggio in anteprima?

Questa volta Barbara non ha il tempo di disperarsi per la perdita del suo insostituibile braccio destro, Peruzzi, e per l’allontanamento quasi definitivo del fidanzato il commissario palermitano Zuccalà, che il destino le serve il caso di una giornalista francese uccisa perché in possesso di pericolose informazioni legate ai traffici della mafia russa in Italia.

Quali sono i suoi progetti futuri?

Sto scrivendo il quinto episodio delle avventure di Barbara Gillo, mentre insieme Davide Livermore, amico e regista d’opera lirica, sto scrivendo un libro su Mozart. E poi mi piacerebbe tanto ed essere tradotta in America.

Nota: Molte grazie a Rosa Mogliasso per l’intervista affascinante! Se volete saperne di più su Rosa e i suoi scritti, leggete il mio post su L’amore si nutre di amore.


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